Improvvisa voglia di scrivere.

Non ho voglia di raccontare cosa sto facendo in questi giorni, magari lo farò più avanti.
Ho solo voglia di mettere per iscritto alcuni pensieri, riflessioni ed emozioni.
So che sono ormai 8 settimane che sono qui in Finlandia e non riesco più a capire come mi sento.
Non mi meraviglio più quando le persone si tolgono le scarpe a scuola, quando i professori ti fermano per i corridoi per chiederti semplicemente come va, quando hai più ore buche che ore di lezione, quando a colazione trovi pane, burro, cetrioli, pomodori, salumi e formaggio, quando si cena alle 5 e quando il caffé viene bevuto in quantità industriali ed è più acqua che altro.
Si, perché se due mesi fa mi avessero detto che avrei mangiato del salato a colazione probabilmente avrei riso e detto “Io? No, meglio pane e nutella”.
Se mi avessero detto che un professore si sarebbe seduto al nostro tavolo semplicemente chiedendo come sta andando la nostra esperienza avrei detto “Si, in quale mondo?”
Se mi avessero detto che avrei bevuto il caffé annacquato avrei detto “Che schifo, meglio l’espresso”.
Nulla di tutto ciò è successo, mi sembra la cosa più normale del mondo alzarmi e mangiare pane con burro, prosciutto e cetrioli. Che sparisca il dolce dalla mia vista di mattina.
L’espresso? No, meglio sorseggiare un caffè lungo con un po’ di latte e a volte senza zucchero.
La barriera tra alunno e professore? Perché dovrebbe esistere?!
Tutti questi miei pensieri mi fanno capire come sia diventata più finlandese di quello che penso. Mi sono sempre vista come la “italialainen tyttö” (ragazza italiana) in Finlandia e così mi chiamano molti, compresa Larissa, che lo propone come mio soprannome.
Quella diversa, che non mette quantità industriali di burro in tutto ciò che mangia, che non mette l’ananas sulla pizza, che quando dice che è “kylmä” (freddo) viene corretta perché a meno uno non è freddo, è “viileä” (fresco), che si stupisce per ogni cosa.
Poi ti ritrovi un giorno a spalmare il burro sul pane come se ti venisse automatico, a uscire a meno due gradi con una giacca leggera e a stare bene, a mangiare la pizza con l’ananas e riuscire a non rimettere, a camminare scalza per scuola senza sentirti un’idiota e allora capisci che stai cambiando, che la “me” finlandese si sta piano piano facendo strada.
Ogni tanto sono quasi annoiata di vedere alberi ovunque, ogni tanto vedo solo i difetti della Finlandia e vorrei aver scelto un paese più semplice, dove i sentimenti non sono nascosti e nessuno e timido.
La Finlandia è come uno scrigno, difficile da aprire. Il tesoro sta dentro e devi essere determinata a trovarlo, non è da tutti.
Devi essere determinata a imparare la lingua,  allora ti ricompenserà con i sorrisi sorpresi che vedrai apparire sul volto delle persone.
Devi essere coraggiosa e fare il primo passo, allora ti ricompenserà con una conversazione che ti migliorerà la giornata.
Devi avere il coraggio di chiedere aiuto, non avere paura di piangere, allora ti ricompenserà con quegli abbracci e quell’affetto che ti mancano tanto.
Comincio a vedere la Finlandia come il mio secondo paese, ciò significa che non dico solo “O mio dio vorrei stare qui per sempre”. No, mi spiace, non sono una di quegli exchange.
Come riuscivo a vedere i lati negativi dell’Italia riesco a vederli anche della Finlandia, e inevitabilmente ora che sono qui riesco a vedere solo quelli positivi dell’Italia e non quelli della Finlandia.
E’ come quando si guarda una cosa da vicino e tutto appare più sfocato.
Per questo ho capito che devo imparare a concentrarmi sui lati positivi di ciò che ho e di ciò che sto vivendo, imparare ad apprezzare ciò che la vita mi dà e non dare per scontato nulla.
Per questo apprezzo la prima neve, che è caduta il 30 settembre, apprezzo le renne che ti attraversano la strada, apprezzo l’ irascibilità di Justiina e i momenti in cui piomba in camera mia e comincia a farmi il solletico e a lottare con me.
Apprezzo quando torno da Kajaani un po’ triste perché mi sono fatta la paranoia che Nea-Veera non mi considera, invece si siede di fianco a me e mi chiede come è andata la lezione di danza, dopodiché ci mettiamo a parlare e scherzare di tutto, dall’esame di inglese, al cibo della mensa, alle abitudini finlandesi.
Forse semplicemente sto iniziando a far parte della famiglia, perché non esiste un rapporto tra sorelle senza incomprensioni, senza conoscere i lati brutti del carattere di ognuna ma accettarli comunque.
Mi sono abituata a cavarmela da sola, a capire che anche solo un piccolo gesto può cambiarti la giornata, che l’affetto si può dimostrare in molti modi, non necessariamente con il contatto fisico.
A essere forte, a fare solo ciò che mi fa stare bene e a riconoscere le persone che potrebbero rendere questo anno il MIO anno, a mantenere le distanze da quelle che potrebbero crearmi problemi, a farmi scivolare addosso le cose che mi fanno sentire triste, perché non ne vale la pena.
Qui ho persone che mi vogliono bene e che sarebbero dispiaciute se tornassi a casa, a casa ho persone che mi aspettano e sono vicine a me anche adesso nonostante i chilometri che ci dividono. Sono fortunata, sto vivendo il mio sogno, voglio solo sorridere al mio anno, godermi il mio tempo qui con le persone che mi vogliono bene e progettare come vorrei cambiare la mia vita in Italia.
Vorrei essere più sicura di me stessa, non voglio più essere piena di paura e di ansie.
Non voglio più sentirmi inferiore a tutti, sentirmi troppo brutta, troppo bassa, troppo grassa, troppo timida o qualsiasi altra cosa la mia mente si ostini a farmi credere.
Sono quello che sono e voglio accettarmi.
Voglio smetterla di far girare la mia vita intorno alla scuola, il terzo anno ha messo a dura prova tutta la nostra classe, ma non voglio più lo stress di dover prendere un volto alto.
Sono più di un voto, voglio solo fare del mio meglio e vedere come va.
Voglio trovare il tempo di dedicarmi a me stessa ogni giorno, che possa essere leggere un libro, andare a trovare un’amica o suonare il pianoforte.
Si, perché il mio problema in Italia era l’essere sempre, perennemente stressata.
Perché DOVEVO studiare i brani per la lezione di piano, DOVEVO studiare, DOVEVO fare questo e fare quello. Devo imparare a non pretendere troppo da me stessa.
Ecco cosa mi sta insegnando la Finlandia, che ognuno e ciò che è e ci sarà sempre qualcuno che ti apprezzerà per come sei, senza voler cambiare una virgola.
Che il valore di una persona non è un voto, che è più importante avere pochi amici ma buoni, che la semplicità è un valore importante e che le piccole cose lo sono altrettanto.
E chi l’avrebbe detto che sarebbe stata proprio la Finlandia a insegnarmi ad apprezzare la cultura italiana? Ad apprezzare la nostra lingua, che appare a tutti così dolce e musicale.
Apprezzare la famiglia, che viene vista come un nucleo unito, dove nessuno viene abbandonato. Apprezzare lo stare insieme e chiacchierare, davanti a una pizza condivisa con gli amici.
Allora cos’altro posso fare se non ringraziare la Finlandia?
Il mio scopo non era partire per abbandonare il mio paese, semplicemente avevo capito di essere diventata “apatica” e di non riuscire più a godermi ciò che avevo.
E ora ce la sto facendo, con l’aiuto della mia Finlandia, sto imparando tutto ciò e non potrei mai esserle grata abbastanza.
E’ per questo che a chiunque mi chiederà se ne vale la pena, partire, lasciare tutto per un anno dirò che non sarà tutto facile, ma ne varrà la pena.
Vedere l’affetto di una famiglia che ti accoglie come una figlia senza neanche conoscerti, amici che ti accettano come se fossi sempre stata qui, persone che gioiscono per ogni tuo piccolo successo…
Se volete compiere un viaggio, un’avventura che vi cambierà profondamente, vi farà maturare, emozionare, conoscere voi stessi, verità scomode comprese. soffrire, gioire, VIVERE. Fatelo. Nonostante i momenti difficili, non ve ne pentirete. 🙂

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